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La rivincita dei blog

Recentemente l’utilizzo dei social network da parte di aziende italiane sembra essere diventato un vero e proprio comandamento. Avendo abolito il “non rubare” ballava un posto e ci hanno infilato “non mancare su Facebook”.
La crociata di conquista è portata avanti da dirigenti determinati, prossimi alla pensione, che tolta ieri la macchina da scrivere dalla scrivania, oggi si prodigano ansiosi per capire dai sottotenenti spediti in trincea cosa succeda.

Come accade in borsa per la “legge del barbiere”, in comunicazione la “legge del pensionato” fa il suo sporco lavoro.

Quando il manager prossimo alla pensione ti da dritte per la promozione online, piglia le tue cose e corri lontano. Come sai, la sua prossima fermata è il cimitero. Non seguirlo!

Perché molte aziende si buttano su Facebook?

Ora, chi mi conosce sa che sono molto più cattivo ma, scherzi a parte, sembra che negli ultimi mesi un risveglio di massa di manager, direttori vendite, contabili e addetti vari all’incasso dello stipendio abbiano deciso di comune accordo che la pagina Facebook s’ha da fare.
Senza una chiara cognizione del perché e del come hanno delegato la cosa a qualcuno in azienda che sapesse usare il computer.

Come delegare un lavoro di toponomastica a qualcuno solo perché sa guidare la macchina. Non c’è niente da ridere.

Il mio potrebbe sembrare un parere di parte: scrivo infatti contenuti per blog aziendali, ne definisco il piano editoriale e la strategia di pubblicazione.

FB soffre, come ogni altra presenza in rete, della sindrome del “gratuito”. Ovvero, chiunque se ne può occupare.
Una delle obiezioni che ricevono spesso i colleghi che professionalmente e con competenza creano e seguono pagine FB aziendali è “Ma cosa ci vuole, lo potrebbe fare mio figlio gratis”.

Bravo nonno, fallo fare a tuo figlio! Ma non si può rispondere così, vero?

Ho identificato 3 punti per i quali suggerirei oggi a un’azienda di investire tempo e risorse su un blog prima che sui social network.

3 motivi per curare i contenuti del blog aziendale prima di partire sui social

1. Dispersione. Siamo sicuri che vogliamo strillare in mezzo alla folla per richiamare l’attenzione del potenziale cliente. Ci vede, non ci vede, eccolo…e poi ci perde di vista.

2. In mezzo a tutto quel frastuono saremo in grado di trasmettere un messaggio chiaro e di valore? E’ possibile dire qualcosa di sensato e significativo? Creare una comunicazione di qualità, insomma.

3. Ci becchiamo in giro! Dicono così gli adolescenti per darsi un appuntamento non ben definito. Vuoi dare un appuntamento non ben definito al tuo potenziale cliente? Vuoi che si ricordi di te quando per caso vede il tuo aggiornamento di stato? Quanti ne fai al giorno per essere notato? Hai visto quanti amici ha? Quanti gruppi segue, a quante pagine ha messo il suo “mi piace”?

E a te piace così?

Ora, la situazione dei social network è un po’ più complicata di come sembrava: l’account è gratis, ma poi non basta il figlio del boss per far funzionare la baracca.

Attenzione, non è una sfida, gli strumenti non sono paragonabili.
Certo è che a parità di investimento un blog dà frutti migliori, più maturi e in quantità superiori rispetto ai social network.
Dell’ortomercato parliamo nel prossimo post!


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